Scenari (beta)- Games, V per Violenza

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nomestrano
  • Da: nomestrano
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  • Data: lunedì 07 aprile 2008
 
Scenari (beta)- Games, V per Violenzanomestrano 
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“Puoi togliere la violenza dai videogiochi, ma quella violenza è nel mondo reale, e c’è in televisione, c’è al cinema: puoi togliere anche quella?”
Perché no?
“I giovani sono in contatto diretto con la violenza: i bulli di scuola, quelli di strada, il cinema, la cronaca dei telegiornali”
E allora? Non ci basta essere circondati dalla violenza reale, vissuta per esperienza diretta o indiretta, o di cui veniamo a conoscenza attraverso la cronaca? Dobbiamo per forza aggiungere alla violenza reale quella “fittizia” fornita da cinema, fumetti, videogiochi e narrativa?
La mia opinione è che questi veicoli di violenza “fittizia” servano in un certo senso solo a creare una sorta di assuefazione alla violenza reale e perfino ad una sua mitizzazione. La storia dell’umanità pullula di personaggi che pur essendo violenti sono stati e tuttora sono considerati eroi; gli stessi miti greci tipo l’Odissea e l’Eneide, non lesinavano certo quanto a violenza, ed i suoi protagonisti sono tuttora considerati veri e propri eroi; film come “Pulp Fiction”, “Le iene”, quelli della serie “Hostel” e quelli della serie “Saw l’enigmista” hanno spopolato, così come la stessa “Passione di Cristo” di Mel Gibson o, a suo tempo la saga dell’”Esorcista” o quella del “Padrino” di Coppola. Insomma, da sempre la violenza è stata considerata, e tuttora lo è, una forma di intrattenimento, sia nel caso di vicende storiche, sia nel caso di vicende frutto di fantasia. Ciò però, sempre a mio modesto parere, vuol dire che non siamo progrediti granchè come civiltà, se ancora oggi consideriamo la violenza come una delle possibili fonti di intrattenimento.
Quando, con provvedimento censorio, il veicolo di violenza fittizia viene classificato come “riservato ad un pubblico adulto” vuol dire che coloro che ora sono adulti, man mano che crescevano sono stati “educati” ad assuefarsi a ripetute e sempre maggiori forme di violenza, tanto che, ora, esse come minimo li lasciano completamente indifferenti, anzi rappresentano strumenti di evasione, di divertimento, di sfogo “contro “il logorio della vita moderna”. Al limite posso anche accettarlo un discorso del genere, ma non è meglio sfogarsi facendo un po’ di sport tipo un’arte marziale, (volendo fare i bigotti, anche quella è una forma di violenza “mascherata” dalla componente “artistica”) o anche solo prendere a pugni un punching ball?
Infine, ed è a tal proposito che interviene più pesantemente la censura, non tutti hanno sufficiente equilibrio mentale da saper distinguere tra finzione e realtà, con la conseguenza che talvolta capita che atti di violenza risultino a posteriori ispirati ora ad un episodio di un film, (per esempio quante volte episodi di violenza gratuita “condita” di sevizie sono stati paragonati ad “Arancia Meccanica”?) ora al tema di un videogioco, e così via. Non so dire se questo sia sufficiente a giustificare l’intervento censorio. Però non possiamo negare che ogni giorno di più i veicoli di violenza fittizia, in particolare cinema e videogiochi, manifestino la tendenza a spostare sempre più avanti il limite, facendo sì che quella particolare forma di violenza prima inconcepibile da mostrare, venga il giorno dopo considerata come la cosa più normale di questo mondo, anzi, come dicevo prima, una forma di divertimento. Concludo ripetendo il concetto: non credo ciò voglia dire che abbiamo fatto questi grandi progressi come civiltà umana.
Anonimo
anon ymous
 
 
 
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